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Home » Mattia Binotto parla della SF90, delle gomme, dei piloti, ma anche delle aspettative e degli errori commessi

Mattia Binotto parla della SF90, delle gomme, dei piloti, ma anche delle aspettative e degli errori commessi. Mattia evidenzia che c’è anche una Ferrari che lavora a medio e lungo termine.

Mattia Binotto parte prima. Prima metà di stagione, la prima nel ruolo che ricopre attualmente, primi bilanci e prima parte di una lunga chiacchierata. Il prossimo 3 novembre, giorno del Gran Premio degli Stati Uniti, il team principal della Ferrari compirà 50 anni, un cammino importante che ha visto negli ultimi dodici mesi un’impennata notevole in termini di responsabilità, pressione e visibilità. Il bilancio del Cavallino in questa prima parte di 2019 non può ovviamente essere considerato positivo, e Binotto è il primo a sottolinearlo, ma allo stesso tempo Mattia evidenzia che c’è anche una Ferrari che lavora a medio e lungo termine, una Scuderia che è stata soggetta ad una riorganizzazione figlia anche del suo passaggio al timone della squadra. Ma iniziamo dallo scorso inverno, quando l’esordio in pista della SF90 fece pensare ad una stagione con ben altri obiettivi rispetto a quelli poi confermati dalla pista.

Barcellona, primo test invernale. Dopo quattro giorni non c’era persona nel paddock che non indicasse la vostra monoposto come il riferimento assoluto in vista del via della stagione. Cosa è successo esattamente?
“Confermo che durante la prima sessione dei test invernali siamo sembrati molto competitivi, ma se ricordate bene nell’ultima giornata del secondo test Hamilton era stato più veloce di noi. Sulla base di quei riscontri siamo partiti per l’Australia consapevoli che la Mercedes sarebbe stata competitiva, ma a Melbourne non siamo stati sorpresi dalla loro velocità quanto dalle nostre scarse prestazioni. Non siamo arrivati in Australia pensando di essere in vantaggio, ma credevamo di essere li a giocarcela, ed invece non è stato così. A distanza di due settimane in Bahrein è andata meglio, e questo è un aspetto importante se valutiamo la prima metà di stagione nel suo complesso. Abbiamo visto un’altalena di prestazioni che ha coinvolto diverse monoposto, ed anche la vettura che è stata indubbiamente la migliore (la Mercedes) su alcune piste non si è confermata la più veloce. Questa fluttuazione delle prestazioni ha coinvolto tutte le monoposto, e per avere un’idea sul reale potenziale bisogna guardare la media”.

Nel vostro caso a cosa è legata l’alternanza di performance?
“Probabilmente anche nei test invernali c’è stato chi ha ‘sovraperformato’ o ‘sottoperformato’, per diversi motivi, e questo andamento ha proposto una situazione diversa da pista a pista, cambiando le gerarchie al variare di tipologia di circuito, condizioni meteorologiche, pneumatici… ma in media, la Mercedes finora è stata la più performante, penso che questo sia molto chiaro. La nostra monoposto non è ancora abbastanza veloce, e ci saranno ancora circuiti su cui soffriremo più di altri, ma è indubbio che come performance media abbiamo bisogno di migliorare il nostro ritmo”.

Qualcosa avete anche lasciato per strada…
“Oltre alla prestazione pura, che nella prima parte di stagione per noi non è stata all’altezza delle aspettative, abbiamo anche perso alcune opportunità, e certamente se oggi avessimo qualche vittoria all’attivo l’immagine nel suo insieme risulterebbe completamente diversa. Nel bilancio della prima metà di stagione vedo anche una monoposto che sta crescendo, ed è un buon segno perché significa che siamo nella giusta direzione, sappiamo che non c’è nulla di magico in F1, non si possono risolvere tutti i problemi da una gara all’altra, ma è importante che si capisca la direzione dello sviluppo, e questo aspetto penso che sia positivo”.

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Il Gran Premio di Spagna ha evidenziato delle carenze all’avantreno della SF90. Avevate già
identificato il problema prima del weekend di Montmelò o viste le performance in Bahrain, dove vi siete confermati i più veloci, non era ancora così chiaro?
“In Bahrain siamo stati i più veloci, a Shanghai la performance generale non era poi così male e a Baku siamo stati chiaramente competitivi, quindi non credo che in Spagna ci aspettassimo gli esiti che poi ci sono stati. Sapevamo che gli avversari avrebbero portato in pista degli sviluppi, ma ad di là di questo aspetto la nostra performance è stata deludente ed inattesa, e in un certo senso scoraggiante, perché quando ci si trova in una situazione del genere si capisce che il recupero sarà una strada lunga. Ma ancora una volta, anche in un momento sconfortante la squadra è rimasta molto unita e concentrata, e questo è un aspetto che ritengo fondamentale guardando al futuro, perché vedo una squadra che sta davvero lavorando, concentrata, unita, persino affamata”.

La SF90 si è confermata una monoposto molto efficiente e performante sui rettilinei ma meno competitiva sulle curve lente. Nessun rimpianto sulla filosofia del progetto?
“Non è proprio filosofia, abbiamo una buona potenza che ci aiuta sui rettilinei, ma poi ci manca un po’ di carico aerodinamico, è una questione di equilibrio. Dopo poche gare un aspetto è stato chiaro: serve molto carico aerodinamico per utilizzare al meglio gli pneumatici che abbiamo a disposizione questa stagione. Sulla base di questo riscontro se potessi tornare indietro di un anno… la risposta è sì, dedicherei maggiore attenzione al carico aerodinamico rispetto a quello che abbiamo fatto, anche a svantaggio del drag. Ma possiamo chiamarlo un concetto? Non credo, penso piuttosto che si tratti di un’esigenza diventata più chiara dopo le prime gare di quest’anno”.

Come valuti la prima metà di stagione di Leclerc?
“Se guardo alla prima metà della stagione, tra gli aspetti positivi c’è la crescita molto buona di Charles. Ad inizio anno c’erano tante aspettative, e questo ha comportato molta pressione su di lui, sulle sue spalle, cosa inevitabile quando si guida una Ferrari e per di più nel suo caso parliamo di un pilota molto giovane. È un talento, lo sapevamo, ma a rendere la sua crescita molto positiva c’è la conferma che apprende dagli errori, e questo è l’aspetto più importante. Anche la sua collaborazione con il team ed il suo modo di supportare la squadra nello sviluppo della vettura, stanno migliorando gara dopo gara, giorno dopo giorno, e questo è un altro aspetto positivo di questa prima metà di Mondiale. Tra gli aspetti positivi metto anche Seb, anche se si può obiettare che ha commesso alcuni errori, ma lo vedo come positivo perché si confronta con Charles, sono due buoni compagni di squadra, è molto intelligente e molto motivato, e penso che anche per lui avrebbe potuto essere molto più difficile questo inizio di stagione, ma nel complesso conosce il suo valore ed è abbastanza intelligente da capire l’intera situazione ed è molto inserito nella squadra, sa di essere un pilastro importante del nostro team per il presente e per il futuro”.

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Anche quest’anno si è parlato molto di pneumatici, ma l’impressione è che sia difficile per la Pirelli fornire un prodotto in grado di soddisfare le richieste di tutte le squadre…
“Non penso sia una questione di accontentare tutti, ma credo che l’attuale processo sia sbagliato. Oggi per modificare le specifiche delle gomme è necessario che il 70% delle squadre approvino il cambiamento. Credo che sia processo ad essere sbagliato, potrei capirlo se prima di ogni stagione fosse possibile definire le specifiche degli pneumatici con la stessa maggioranza, ma non possiamo far nulla in questo senso. E ribadisco che questo non ha nulla a che fare con Pirelli che da parte sua sta cercando di fare del suo meglio. Abbiamo deciso di lavorare su una lettera d’intenti grazie alla quale stiamo cercando di chiarire quale dovrebbe essere la specifica degli pneumatici per la prossima stagione, e questa è una procedura che non esisteva anni fa. Credo sia doveroso lavorare per migliorare sempre l’approccio alle tematiche tecniche, la lettera d’intenti è un tentativo mirato ad indicare quali dovrebbero essere i valori di degrado delle gomme e quali dovrebbero essere i delta di differenza tra le mescole, ma non specifica quale dovrebbe essere il working-range o altri parametri. E anche in questo caso non possiamo incolpare Pirelli, perché non ha fatto nulla di sbagliato. Certamente oggi abbiamo gomme difficili da portare in temperatura e con una finestra di utilizzo molto ridotta, e quando si surriscaldano cala l’aderenza e si accentua lo scivolamento, che diventa molto evidente soprattutto quando si è dietro un’altra monoposto. Volgiamo provare a gestire diversamente questi aspetti in futuro? Credo di si, e ancora una volta sottolineo che non è nei compiti della Pirelli aiutare o supportare una singola squadra, il loro compito è fornire il miglior prodotto per la Formula 1 in generale, ma dovremmo anche capire qual è il processo migliore per assicurarci di non ritrovarci nuovamente in una situazione come quella che stiamo vedendo in questa stagione”.

Avete portato molte novità in pista durante la prima parte di stagione, ma non tutto ha funzionato come nelle previsioni. Credo ci siano ancora dei problemi nelle procedure che utilizzate in fabbrica?
“Qualcosa in merito è successo nel weekend del Paul Ricard, dove abbiamo portato in pista un fondo che non ha funzionato come previsto. Successivamente abbiamo capito anche i motivi, e questo ci ha aiutati a migliorare il processo che porta alla delibera di un nuovo componente, migliorando il know-how della squadra. Ho sottolineato più volte che siamo una squadra giovane, e con questo intendo dire che il team è formato da persone che stanno crescendo in termini d’esperienza nel ruolo che occupano attualmente. Il know-how è qualcosa che cresce con l’avanzamento della stagione, ci vuole tempo, in certi casi anni, e per questo motivo sono soddisfatto quando vedo che ci imbattiamo in problematiche che affrontiamo e risolviamo. Ovviamente un imprevisto impatta sulle prestazioni, ma credo che la monoposto stia progredendo a conferma che la squadra ha fatto passi avanti in molti aspetti. Dobbiamo restare calmi, concentrati ed anche appassionati, perché solo quando c’è passione, ed i giusti investimenti, si ottengono risultati nel medio e lungo termine”.

Nella prima metà di questa stagione sono emersi problemi di affidabilità alla power unit che negli anni precedenti non si erano manifestati. È un aspetto che si può collegare anche al tuo passaggio ad incarichi superiori?
“No, non credo che sia questa la causa, mi sento di escluderla anche se al momento non ho ancora una risposta precisa a questa domanda. È vero che si sono verificati molti problemi che non normalmente non dovrebbero sorgere, ma è anche vero che non è cambiato nulla rispetto ad uno o due anni fa. Non siamo mai stati impeccabili sul fronte ‘affidabilità’ nelle stagioni recenti, quindi è un settore dove c’è ancora del lavoro da fare, ma credo che si stia crescendo nella giusta direzione. A volte è solo una questione di priorità, ovvero può accadere che gli sviluppi siano prioritari sull’affidabilità, dipende dalla posizione in cui ci si trova. Lavorare sull’affidabilità non vuol dire risolvere i problemi che sorgono quanto il cambiare approccio, ed è un fronte su cui stiamo lavorando molto”.

Jul 16, 2019Scuderia Fans
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