Quest’anno Gilles Villeneuve avrebbe compiuto 68 anni. La leggenda del pilota canadese nasce con le motoslitte di cui nel ’74 il giovane driver divenne campione del mondo. Quella particolare disciplina lo “allenò” a saper controllare una vettura in situazione si stabilità e visibilità precarie.
In quegli anni Gilles Villeneuve dichiarava di essere nato nel ’52 e non nel ’50 per non apparire troppo “vecchio” agli occhi dei team che avrebbero potuto scommettere sul suo talento. La grande occasione però arriva sul crepuscolo del 1977, quando Enzo Ferrari decide di scommettere su di lui per sostituire il partente Niki Lauda. Proprio però quando la stella di Gilles Villeneuve stava per brillare più luminosa si spense tragicamente. Il canadese era in un periodo molto duro della sua carriera, c’era stato un litigio con Pironi e a causa i ciò i rapporti con Ferrari non erano buoni. La vera tragedia però si consumò sul circuito di Zolder l’8 maggio 1982.
In una lunga intervista concessa ai microfoni del sito ufficiale della Formula 1, Jacques Villeneuve ha parlato di molte tematiche, tra cui la sua carriera, la sua vita ed il rapporto con il padre Gilles. Quando gli è stato chiesto di parlare del rapporto col padre Gilles, Jacques ha ammesso di non avere molti ricordi: “Non rimembro di avergli mai parlato di voler fare il pilota… non ho molte immagini di lui in realtà, ricordo solo che voleva che suo figlio, io, facessi il pilota… e mi vengono a mente un sacco di cose ‘pazze’ che ha fatto come il 4×4 o con l’elicottero. Non ci ho gareggiato con gli sci, perché in realtà negli ultimi due anni della sua vita non era molto presente, io ero stato mandato in un’altra famiglia e l’atmosfera a casa non era delle migliori… non come era stata descritta, ho l’immagine di lui come di un pilota e non di un padre. Le immagini di me con lui e mia madre sono dei primi anni”.
“Credo di avere dei tratti caratteriali simili a mio padre, ma non so bene come. Da lui ho appreso il rispetto per i rischi e per gli altri piloti… una cosa che era ben presente in lui ma non ricordo come sia giunta a me, se attraverso mia madre o da lui direttamente – ha aggiunto il canadese – e c‘era sempre la sensazione che dovessi spingere oltre i limiti e prendermi dei rischi, non perché farlo permetta di andare più veloce ma per far vedere che lo puoi fare e gli altri no. Credo di averlo imparato da lui crescendo…”.






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