Ci sono immagini così potenti da anticipare la fine di un’era. Il sorpasso di Sebastian Vettel all’esterno su Lewis Hamilton a Spa forse è fra queste. Rettilineo del Kemmel, gas spalancato, si viaggia a 310 km/h. La foto con la Ferrari numero 5 davanti, la Mercedes numero 44 dietro e le Force India di Perez e Ocon affiancate è già uno sfondo per migliaia di smartphone. Serviva una vittoria così al Cavallino, un atto di forza su una pista da dottorato della F1. Un «trenta» strameritato prima dell’esame di Monza dove i grigi dominano da quattro anni. Da quanto visto in Belgio gli elementi per un’inversione di tendenza da mandare in estasi la marea rossa ci sono.
Se il motore è l’anima della macchina, come dice Seb, quello nuovo introdotto sulle Ardenne ha fatto impazzire i maestri della tecnologia ibrida. Non riuscendo a trovare contromisure la Mercedes alimenta sospetti, lo stesso Hamilton prima parla di «trucchi» e poi fa retromarcia rendendosi conto di avere fatto una gaffe. Il classico gioco del lanciare il sasso e nascondere la mano: continua da mesi, da quando si è scoperto che la Ferrari andava fortissimo. E se oggi Hamilton comanda il Mondiale con 17 punti di vantaggio è molto più merito delle sue magie sotto la pioggia e della sua caparbietà sull’asciutto che delle invenzioni dei motoristi di Brixworth o dei supertecnici di Brackley.
La terza power unit «made in Maranello» ha dimostrato le sue grandi qualità al debutto e Vettel ha voluto sottolinearlo in italiano: «Grazie motoristi». Non è tanto una questione di incremento di cavalli (siamo stabilmente sopra quota 1.000 e ogni step aggiunge piccoli ritocchi perché va preservata l’affidabilità), ma di come la potenza viene erogata. La Ferrari nell’ultimo aggiornamento si è concentrata sul turbocompressore del V6 alleggerendolo ma soprattutto sulla parte elettrica, e in particolare sull’Mgu-h, per aumentare il tempo in cui le prestazioni massime sono disponibili.
Una riserva di energia utilizzabile per parecchi giri nell’arco di un week end, da spendere nelle qualifiche e in gara. «Mi ha passato con una facilità incredibile», ha detto Hamilton. Ma non è solo una differenza di velocità «pura». Gli ingegneri della Ferrari hanno infatti trovato la quadra con i consumi, sviluppando un motore anche molto efficiente. Mentre dall’altra parte i colleghi delle Frecce d’Argento non sono riusciti a eguagliarli e per questo non potrebbero spingere al massimo sulla potenza, per evitare di «bere» troppo.
Sulle prestazioni mostruose della Ferrari sono circolate le teorie più curiose: dalla doppia batteria, ai pulsanti segreti fino alla misteriosa borsa del ghiaccio posizionata sulla macchina dai meccanici poco prima del via. Tutto smontato dalla Fia, che a ogni occasione ribadisce la regolarità della Rossa. Il direttore di corsa Charlie Whiting ha stoppato le illazioni di Hamilton: «Lui non sa nulla sulla Ferrari, invece noi sappiamo molte cose. Che sta facendo un buon lavoro, che per noi è ok, e che tocca alla Mercedes contrastarla in pista».
Parole che certificano ulteriormente i risultati raggiunti dal gruppo tecnico guidato da Mattia Binotto su tutti i fronti, come testimonia la presenza del capo degli aerodinamici David Sanchez sul podio di Spa. Promossa una Ferrari in forma Mondiale e promosso l’Halo che ha salvato Charles Leclerc nel terribile incidente con Fernando Alonso. Maurizio Arrivabene: «Bisogna dire grazie alla Fia che l’ha voluto vincendo anche certe resistenze». Ma la testa è già a Monza, alla marea rossa.






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