Dopo il muso con il cape, la Ferrari ci ha mostrato anche il fondo della SF90, uno degli elementi della Rossa che più hanno fatto tribolare gli aerodinamici del Cavallino perché i risultati dei dati letti in pista non sono mai stati vicini a quelli sperimentali che si vedevano in galleria del vento o al CFD.
I tecnici del Reparto Corse sono stati i primi a introdurre i piccoli convogliatori di flusso sui binari nella parte più esterna del pavimento, ma abbiamo notato che i “funghetti” in carbonio sono spesso apparsi e tanto rapidamente spariti fra un turno di prove e l’altro.

Così come abbiamo potuto osservare l’introduzione sempre meno nascosta degli elementi metallici che hanno il compito di legare i binari evitando che al variare del carico possano manifestarsi delle flessioni delle lunghe strisce il carbonio che possono modificare l’andamento dei flussi in modo diverso da quanto era stato studiato, determinando delle variazioni di comportamento repentine e delle perdite di carico.
Il fondo di Singapore, invece, dovrebbe aver corretto i diversi problemi e anche le gestione del “tyre squirt” dovrebbe essere significativamente più efficiente, segno che anche il retrotreno dovrebbe beneficiare di un maggiore carico verticale. Davanti alla ruota posteriore è cambiata la gestione dei passaggi di aria con nuovi deviatori e diversi generatori di vortice, frutto di un accuratissimo lavoro di micro-aerodinamica.







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